Andrea Simoncini


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Testi Critici


Con una ricerca che muove dalla percezione sensoriale ed emozionale della natura, tanto che i lavori di alcuni anni addietro si offrivano anche ad essere interpretati per la loro qualità di pagine astratte, la pittura del fiorentino Andrea Simoncini torna a precisare i suoi contorni figurativi. Soprattutto nei paesaggi permane comunque l'intento di suscitare il valore atmosferico di un luogo piuttosto che la sua fisicità e così alberi, case o colline, sono elementi di impressione affioranti da una visione suggestivamente acquea. Diversamente Simoncini dota di incisiva plasticità i personaggi di un parallelo ciclo pittorico che emergono come da uno sfondo teatrale quasi fossero gruppi scultorei definiti per linee essenziali.

Roberta Fiorini




"Una pittura completamente sui generis, questa di Andrea Simoncini! Dal classico al cubismo, e infine al volumetrico transformale. I volti delle figure, pur così parlanti nel movimento e nella mimica, non hanno lineamenti, ma l'espressione si ricava con straordinaria evidenza, e le immagini balzano in rilievo come statue, prendendo consistenza prospettica a tutto tondo attraverso le pieghe delle forme. Avendo sperimentato in epoche diverse l'acquerello e la tempera, oggi si vale essenzialmente dell'olio, su tela, compensato, cartone telato etc.
Strutture e prospettiche sono sempre oltremodo corpose ed angolose, e gli stessi tessuti risultano drappeggiati volumetricamente. Se ne ricavano sculture a due dimensioni, su sfondi creatacei che rievocano il trecento prerinascimentale. Le figure di Andrea Simoncini si presentano pietrificate, al di fuori del cronòtopo attuale, perse in un passato e in un futuro inimmaginabili per lontananza, forse perché non vogliono "vedere", forse perché esulano dal reale in una poetica critica, socialmente e psicologicamente rivoluzionaria..."

Duccia Camiciotti




"...La cifra espressiva di Andrea Simoncini gode infatti di un'apparenza metafisico-surrealista dal taglio epico ma moderno e personale, densa di significati declinati in maniera fantasiosa eppure concreta e profonda, spesso geniale, così che la composizione diviene memoria e narrazione attorno alla realtà. Il soffio dell'antica Grecia pare alitare sul presente con la sicurezza di una tecnica pittorica che si avvale della maestria del disegno e della capacità di creare effetti sfumati di grande vigore plastico, quasi sensazioni tattili.
Pietre come media di conoscenza, testimoni e depositarie del passato, che si fanno tramite di un dialogo colto e riflessivo su quanto ci troviamo a vivere dentro e fuori di noi. Monumenti dell'attesa tra le pieghe dell'umano errare, metafore di una solitudine interiore che non è isolamento ma ricerca di sé, celebrazione d'intelletto, scoperta di valori da raggiungere..."


Gabriella Gentilini




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